A.A.A. cercasi personale con spirito aloha. Accade ad Honolulu, nel cuore del turismo in bermuda in salsa americana. Un ristorante indiano con clientela internazionale ricerca collaboratori con spirito aloha. Obiettivo, far sentire a proprio agio i clienti. Al bando gli immigrati orientali, che adottano approcci comunicativi giudicati eccessivi per la popolazione occidentale.
Lo spirito aloha, citato in un fondo apparso sul «New York Times» a firma di Virginia Postrel, cita un modello economico, sviluppato presso l'Università del Maryland, che include il valore dell'identità, anche economicamente produttiva.
Paradossi americani. Nelle terre dove nasce il diversity manager, figura aziendale protesa alla multiculturalità, si possono anche emarginare lavoratori orientali. Contraddizioni della società della globalizzazione, dove l'immigrazione costante accentua i confronti comunicativi rendendoli anche problematici.
Fenomeni di multiculturalità che coinvolgono tutti i Paesi occidentali. In Italia i numeri parlano di una crescita esponenziale a due cifre. Attualmente ci sono 3,5 milioni di immigrati. Una recentissima ricerca promossa dalla Fondazione Agnelli dimostra che sei su dieci giovani immigrati di seconda generazione si sentono fortemente integrati. Dai 900 questionari realizzati su sette nazioni rappresentate emerge che l'82% degli albanesi parla con piacere italiano con gli amici. A seguire moldavi e marocchini (70%). In coda i cinesi (41%).
Ma immigrazione fa rima solo in parte con integrazione. Difficoltà che nell'era digitale possono essere superate. D'altronde l'e-democracy esplicitato dalle nuove tecnologie dà anche voce alle minoranze. «La rete aiuta l'integrazione, ma bisogna fare un distinguo per fasce sociali», afferma Augustin Mujyarugamba, presidente dell'Aipea, associazione di imprenditori e liberi professionisti immigrati, nata e operante in Lombardia. Mujyarugamba, ruandese arrivato in Italia nell'89 e laureato in Ingegneria all'Università di Pavia, precisa che tra gli immigrati coloro che hanno un reddito basso riescono ora ad accedere alle informazioni con più facilità grazie ai costi contenuti. «Gli immigrati comunicano meglio verso l'esterno della propria comunità grazie al virtuale. E gli strumenti tecnologici hanno favorito una maggiore comunicazione anche con la comunità d'origine». Skype, mail e le nuove offerte targetizzate di comunicazione mobile degli operatori telefonici ne sono la prova.
Aipea conta oltre duecentocinquanta imprese di immigrati. Emerge una imprenditorialità crescente favorita dalle nuove tecnologie. Ma non tutte le imprese di immigrati dialogano con la rete. «Solo un'esigua percentuale è collegata. Artigiani e ristoratori sono tagliati fuori. Perciò con Assolombarda abbiamo creato un tavolo di dialogo tra imprese di immigrati e aziende italiane. Per spiegare i servizi informativi di accesso al credito e per dare strumenti di compilazione di un business plain», precisa Mujyarugamba.
Ma il cammino è lungo. «Per il singolo immigrato l'accesso all'informazione della Pubblica amministrazione fatica ad esserci. E il problema non è esclusivamente la traduzione della lingua perché credo che chi arriva in Italia debba imparare la lingua come prima forma di integrazione», precisa Mujyarugamba.
Le lacune delle amministrazioni vengono colmate anche da piccole - ma agguerrite - esperienze di democrazia digitale multietnica. La rete si popola di chat tematiche, luoghi virtuali di incontri per coloro che arrivano da lontano. In scena la cultura del Paese, con qualche utile suggerimento di sopravvivenza. Così a Brescia, crocevia di culture, nel dicembre 2001 nasce il primo tg multietnico. Dieci giornalisti madrelingua confezionano ventidue minuti settimanali di informazione in sette lingue diverse. Il telegiornale, diffuso dall'emittente Retebrescia anche sulla frequenza satellitare 829, trova adepti in tutto il territorio nazionale. Non è un caso isolato. Il melting pot viene raccontato anche con Europocket.tv. In questa webtv gli studenti europei Erasmus raccontano l'Europa a chi la vive lontano da casa. Dall'altra parte dell'Oceano c'è Link.tv, televisione via cavo trasmessa anche sul web.
La rete aiuta. E il mercato del lavoro necessita di interpreti di linguaggi digitali. Le giovani leve devono masticare culture in un approccio multi-target. E soprattutto devono saperle interpretare in chiave non più analogica. I codici d'accesso sono ormai quasi tutti custoditi tra i pixel della rete.
GIAMPAOLO COLLETTI
giampaolo.colletti@altratv.tv
www.impresaetnica.it
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www.europocket.tv
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